All’inizio pensavo fosse una passeggiata. Scatto una foto e poi l’AI fa tutto: legge l’insegna, trova il locale, controlla la posizione, recupera le recensioni Google. Io devo solo premere un pulsante. «Wow… praticamente si fa da solo.» Se devo usare un’AI, tanto vale usare quella di Google. Poi vidi il nome: Gemini. Sembrava intelligente già dalla targhetta. «Perfetto. Assunto. Gemini, tocca a te. Ahah.» E iniziai a programmare fidandomi ciecamente. Primo test reale: un negozio di riparazione telefoni proprio davanti a casa. Talmente vicino che l’abbigliamento era da alta ingegneria: pantaloncini, ciabatte e telefono di prova.

Il negozio era completamente aperto, senza porta. Mi piazzo davanti, punto la camera sull’insegna… e incrocio gli occhi del titolare. Il suo sguardo diceva: «Questo che sta combinando?» In effetti avevo un’aria sospetta: uno in pantaloncini e ciabatte che fotografa in silenzio l’insegna di un negozio altrui. Ma ormai ero lì. Ingoio l’imbarazzo, scatto. Click. E penso: «Io credo in te, o Gemini~~~~» Attendo sotto il sole. 5 secondi. 10. 15. Verso i 20 secondi appare qualcosa. «…Eh?» La prima emozione non fu meraviglia. Fu preoccupazione. «Perché è così lento?»

Venti secondi per una foto. Immaginare un turista fermo ad aspettare mi fece già venire freddo. Va bene: la velocità si sistema. Conta la precisione. Gemini mi presentò con grande sicurezza un’attività. Piccolo problema: era quella sbagliata. Stesso nome, posto totalmente diverso. Il negozio che avevo fotografato era lì davanti a me, mentre Gemini aveva pescato orgogliosamente un omonimo da chissà dove. Guardo lo schermo. Guardo il negozio. Di nuovo schermo. Di nuovo titolare. Lui guarda ancora me. Un pensiero solo: «Ah… siamo messi bene.» L’AI non doveva fare tutto dopo la foto? Leggere, trovare, recuperare le recensioni? Io non dovevo solo collegare qualche pezzo?

Primo test reale: lento. E sbagliato. Uno-due perfetto. Se sbaglia il negozio davanti casa, cosa succede all’estero con scritte mai viste? Posizione? Nomi uguali? Insegna sfocata? Foto inclinata? Due lingue sulla stessa insegna? Pochi minuti prima pensavo: «Questa è quasi troppo facile.» Poco dopo: «Da dove diamine comincio?» Quel giorno imparai una cosa importante: un’AI intelligente non rende automaticamente intelligente l’app che costruisco. E il vero sviluppo di GoPic… probabilmente cominciò proprio quel giorno. Ahi, Gemini~~~~ Continua.